Mafia, 47 misure cautelari a Palermo: in manette il boss Giuseppe Corona, mente finanziaria della “nuova Cosa nostra”

operazione valledoro

Quarantasette misure cautelari e il sequestro di beni per 6 milioni di euro. E’ l’esito dell’operazione ‘Delirio’ della guardia di finanza di Palermo scattata questa mattina all’alba. Le accuse sono di associazione a delinquere di stampo mafioso, riciclaggio, traffico di droga, ricettazione, estorsione aggravata e usura.
L’ordinanza di applicazione di misure cautelari, personali e reali, è stata emessa dal gip del tribunale di Palermo su richiesta della Direzione distrettuale antimafia e ha portato anche al sequestro di 15 attività commerciali del settore alimentare e gioco d’azzardo. Nel corso dell’indagine, nata dai riscontri investigativi dell’operazione ‘Apocalisse’ del 2014, è emersa la figura di spicco di un affiliato al mandamento di Porta Nuova: l’uomo, disoccupato e senza fonti di reddito ufficiali, è il dominus di una serie di imprese, formalmente
intestate a prestanome, utilizzate dalla mafia per riciclare denaro ‘sporco’. L’indagato avrebbe impiegato proventi illeciti ottenuti dal traffico di droga per avviare e gestire le attività imprenditoriali affidate a
prestanome. Secondo la ricostruzione degli investigatori, l’interesse della criminalità organizzata di stampo mafioso si estendeva anche al commercio di metalli preziosi. Dall’indagine ‘Delirio’ emerge il ruolo di primaria importanza ricoperto da un altro esponente di Cosa Nostra: si tratta del figlio di un collaboratore di giustizia e personaggio descritto dalle fiamme gialle come “trasversale” rispetto ad altri mandamenti mafiosi.

L’uomo, lungo un arco di tempo che comprende quasi un trentennio, avrebbe instaurato “stretti legami personali e di affari con diversi appartenenti all’organizzazione criminale, in favore dei quali non ha esitato a fornire il proprio incondizionato contributo per la realizzazione di attività illecite”, si legge in un comunicato della guardia di finanza di Palermo. Avrebbe inoltre rappresentato “un qualificato punto di riferimento di importanti esponenti criminali per la realizzazione di affari nel settore aurifero, in virtù del suo stabile inserimento nel contesto mafioso delle cosche di Resuttana e Borgo Vecchio”, continua il comunicato. 

Il Nucleo speciale di polizia valutaria della guardia di finanza ha svolto l’indagine mediante intercettazioni telefoniche, ambientali e accertamenti finanziari e patrimoniali, oltre alle dichiarazioni
raccolte da diversi collaboratori di giustizia. La svolta investigativa è stata resa possibile anche grazie
all’approfondimento di operazioni sospette riguardanti anomalie riscontrate da alcuni Comprooro. La guardia di finanza ha inoltre accertato l’indebito utilizzo del locale ‘Monte dei Pegni’ come strumento per ‘ripulire’ gioielli rubati: secondo la ricostruzione degli investigatori, i preziosi venivano ceduti al banco da ‘teste di legno’ per poi essere acquistati da incaricati dalle consorterie criminali, che venivano così a trovarsi in possesso di beni con provenienza certificata. Inoltre alcuni membri dell’organizzazione criminale di stampo mafioso avanzavano pretese economiche nei confronti di persone in disagiate: diversi gli episodi di usura ed estorsione
attraverso l’intimidazione mafiosa ricostruiti dagli investigatori.

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