Calcio Catania, la delusione del tifoso: “Na ficiru fari vilenu”

di DOMENICO RAPISARDA. Questo maledetto agosto ci sta distruggendo. L’estate pallonara catanese si riconferma bollente e ad alta pressione arteriosa, come ogni anno.
Risuonano ancora le baraonde in Piazza Europa, erano strombazzamenti che non facevamo da tempo, quasi puerili, sinceri e frutto di quel desiderio di abbandonare una serie C che ci va stretta come un obeso infilato dentro una taglia 50. Quel nostro, sano, genuino  entusiasmo ce l’hanno smorzato qualche giorno fa. A Catania diremmo “na ficiru fari vilenu !”. 
I fatti li conoscono tutti, basta andare a leggere su internet senza bisogno di star qui a ripeterli. Al Calcio Catania che si tutelerà in sede sportiva, amministrativa e penale, oggi fa seguito la diffida della Lega Pro contro la FIGC che evidenzia il palese contrasto con gli artt. 49  e 50 delle NOIF (Norme Organizzative Interne della F.I.G.C.). Il richiamato art. 50 dispone, infatti, che la modifica dell’ordinamento dei Campionati debba “entra(re) in vigore dalla seconda stagione successiva a quella della sua adozione”. In altri termini anche laddove si volesse modificare il “Format Serie B” la modifica non potrebbe certamente avvenire a decorrere dalla stagione sportiva 2018-2019 bensì “dalla seconda stagione successiva a quella della sua adozione”.
Sta tutta qui la questione, che un Paese civile che non vuole essere definito come una Repubblica delle banane dovrebbe rispettare. Non sto nemmeno a paventare quello che scatenerà la piattaforma inglese Dazn, che ha pagato alla Lega B diritti televisivi per 22 partite e che adesso dovrà trasmetterne in streaming soltanto 19, soprattutto senza un bacino di abbonamenti come quello della piazza catanese! Ma alla Lega B lo sanno questo? Questi non guarderanno in faccia nessuno.

RICORDANDO MATARRESE
La storia ci insegna tutto quel che abbiamo subito a partire da Matarrese che ci radiò ingiustamente, passando per un intero girone di ritorno giocato fuori e a porte chiuse con la speranza di farci retrocedere e poi finire nel binario morto di certi vagoni per i quali abbiamo già pagato, ampiamente. La questione non sembra che sia relativa all’innato odio contro il Catania; riguarda solo misere fette di torta più o meno grandi da spartirsi in 19 anziché in 22, e dalle fidejussioni versate (700.000 euro a fondo perduto) da ogni società interessata che la banda dei 19 incasserà e che non rimborserà, come in un bluff, a chi ha “rilanciato” durante questa partita a poker.
Catania sempre insultata, presa in giro e sbeffeggiata dal Palazzo del pallone. In questi casi, come al solito, i nostri deputati dormono. Nessuno di coloro che ci hanno chiesto il voto a marzo, con la sciarpa rossazzu rra al collo fra le periferie e i mercati, ha fatto un’interrogazione parlamentare al Ministro competente per denunciare questo scandalo e far tagliare le “fin troppe” poltrone (CAF e TNF a che servono? tanto vale abolirli) di una Federazione che necessita urgentemente di una forte cura dimagrante e che, calpestando le stesse regole che si è data, da oggi non può assimilarsi a un organo governativo appartenente allo Stato.
Come lo fu per Garibaldi e Bixio quando razziarono la Sicilia in nome di un’unione che è mai esistita, ormai siamo abituati da tempo a questi attacchi provenienti da lassù. Li subiamo. A mente calda ci incazziamo perchè abbiamo lapilli che scorrono dentro le nostre vene, subito dopo ci riflettiamo perché le nostre sinapsi sono fatte di lava incandescente e quindi propense a produrre vulcanici calcoli. Alla fine, il magma scorre nelle cellule dell’intelletto e trova la formula giusta per farci resuscitare come la nostra città.  Siamo i suoi figli, indistruttibili come lei e pronti a risorgere di fronte ad ogni angheria. 
Nella Catania pallonara è così ad ogni estate. Le elevate temperature ci fanno arrivare fra i primi posti nelle classifiche nazionali, non solo per la meteorologia ma anche per merito della carta bollata contro il Governo del Calcio. Infuocata e passionale come tutte le altre in attesa del 90° all’ultima giornata, nel bene e nel male. Come sempre.

RASSEGNATI A ROVINARCI L’ESTATE PER IL CALCIO CATANIA
Ogni mattina, al bar, fra un boccone di “minnulata ca brioscia” e il telo da mare sotto braccio, ormai siamo rassegnati a rovinarci l’estate a causa delle vicende che riguardano il Calcio Catania, che siano promozioni, retrocessioni, radiazioni e notizie su probabili acquisti.
Mai come in agosto sfogliamo così assiduamente il quotidiano La Sicilia. Va bene, la lettura delle prime pagine sono quasi un dovere per la nostra coscienza di cittadini: i migranti, gli sbarchi  (mischini!), la politica, la TAV, la FLAT (cosi fitusi, ni luvanu 80 eur i!), la quota 100 e la modifica della legge di Elsa Fornero (grandissima tapp inara!), vengono  lette velocemente perchè la brama di arrivare a ciò che si vuol veramente sapere è davvero tanta. Poi le altre pagine dedicate allo spettacolo, l’ambiente, la cronaca nazionale (chi nicchi e nacchi lo speciale sull’Economia Ragusana? avaia!). Tutte saltate in minuto per arrivare, finalmente, all’agognato tesoro: “comu finiu co Catania?”
Arrivati a quella pagina, LO SPORT, la granita si squaglia e il telo da mare cade per terra: abbiamo appena appreso (forse, chissà domani), come ogni anno, la sorte della nostra squadra di calcio da sempre maltrattata dagli organi federali, quindi quanti punti di penalizzazione, i ricorsi, gli avvocati. La domanda imperante, dalla sedia Scuderi al salone da barba di Via Plebiscito alla sdraio sotto l’ombrellone del lido di grido alla Playa, è sempre quella: ma l’annu ca veni unni iucamu?
L’ansia n. 2 è relativa all’arrivo dell’attaccante di grido che dovrebbe accordarsi per giocare con noi, con un tira e molla scritto quotidianamente dalla stampa locale e centellinato goccia a goccia sulla nostra curiosità di tifosicome il mastro fa con l’alambicco per distillare la grappa.

QUANDO AL CATANIA ARRIVO’ SPAGNOLO
A proposito di tira e molla nel periodo estivo, ricordo l’arrivo a Catania dell’attaccante della Reggiana Giampietro Spagnolo, ambito da mezza Italia per la sua straordinaria potenza. Costava parecchio ed era un pallino del nostro Presidente Massimino che voleva regalarcelo a tutti i costi. Passammo almeno due estati a parlare di lui : “arriva, non arriva, in settimana sapremo del braccio di ferro fra le sue società, nella trattativa si è inserito il Bari terzo incomodo…”. Alla fine del secondo anno, finalmente, arrivò a Catania ma a condizione di ingaggiare anche il libero Roberto Benincasa, che poi si confermò un valido difensore nella pronta risalita in serie B del 1975. Di famiglia borghese di Siena, Roberto si era fidanzato a Catania e….. con Catania: abitava a Picanello e si iscrisse in Economia e commercio per laurearsi poco dopo. Diventammo amici e ogni tanto, a noi ragazzotti, con la sua Fiat 500 ci portava allo stadio per l’allenamento. Quando entravamo al parcheggio del vecchio Cibali, tante erano le risate quando i tifosi ci guardavano da fuori i finestrini “cu jè chiddu d’arreri, Polett o? Chi dici, jè Biondi… non viri ca ch’avi i baffi?”
Altri tempi, quando per comprare Bonfanti bastava una stretta di mano fra il nostro presidentissimo e il Presidente del Verona Garonzi. Oggi zio Angelo non avrebbe avuto vita facile.

LO STRESS DI “CHI SI RICI DO’ CATANIA?”
Chi si rici do Catania?” Sì, ogni anno è questo lo stress. Poi, sazi per qualunque cosa accada a Torre del Grifo, dopo aver formulato tutte le formazioni possibili (4-3-3, 4-2-3-1, 3-5-2) da navigati C.T. e detto peste e corna dell’ultimo allenatore, passiamo all’altra parte del quotidiano: la cronaca cittadina per apprendere, invee,gli ultimi acquisti della Questura pubblicati con tanto di foto ed esilarante pecco (il soprannome). 
E’ stato e sarà sempre così nella nostra arroventata, smaniosa e sempre uguale estate sportiva. In un preciso momento della mattinata, durante la lettura de La Sicilia, quel “TALÌA A CU ACCATTANU!….” si trasforma immediatamente in “TALÌA A CU ATTACCANU!….”
 
Forza Catania, ce la faremo. Sempre!

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