Mafia, confiscati 10 mln ai fratelli Graviano: prepararono le stragi di Capaci e Via D’Amelio

Beni per oltre 10 milioni di euro sono stati confiscati dal nucleo di polizia economico-finanziaria di Palermo ai fratelli Filippo e Giuseppe Graviano, membri della storica famiglia mafiosa reggente del mandamento Brancaccio di Palermo. Il provvedimento è stato emesso dal Tribunale di Palermo – Sezione Misure di Prevenzione, nei confronti di aziende, quote societarie ed immobili. In particolare sono stati confiscati tre distributori di carburante; una rivendita di tabacchi e un parcheggio e dieci immobili tra villini, appartamenti e terreni. Benedetto Graviano, figlio di Michele e primo di quattro fratelli, Filippo, Giuseppe e Nunzia, sono i componenti più noti della famiglia per essere stati i mandanti dell’omicidio di Padre Pino Puglisi e, in particolare, Filippo e Giuseppe sono tra i responsabili delle stragi di Capaci e via D’Amelio in cui persero la vita i giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino e i poliziotti di scorta. Filippo e Giuseppe sono stati condannati alla pena dell’ergastolo, mentre Benedetto e Nunzia hanno scontato pene detentive in carcere per il reato di associazione mafiosa. 
Le indagini, svolte dalle fiamme gialle e coordinate dalla Dda di Palermo, hanno permesso di evidenziare l’infiltrazione della criminalità organizzata in alcuni settori strategici del tessuto economico della città quali la gestione di attività operanti nei settori delle scommesse, la ristorazione, la rivendita di tabacchi e la vendita al dettaglio di carburante. In quest’ultimo settore, in particolare, i fratelli Graviano avevano investito ingenti capitali acquisendo, sin dai primi anni ’90, aree di servizio in posizioni strategiche nei pressi dell’ingresso autostradale del capoluogo siciliano. Gli accertamenti economico patrimoniali svolti dal Gico, nell’ambito del procedimento per l’applicazione di misure di prevenzione, “hanno dimostrato – sottolineano gli investigatori – una ingente sperequazione fra redditi leciti, patrimoni accumulati ed investimenti effettuati dai proposti, i quali sovente si erano avvalsi di prestanome”.

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